il Monastero di Poblet, la ruta del Cister e Montblanc- Day 1

Lo scorso weekend avevamo voglia di farci un bel giro e staccare un pò dalla città, e quale migliore occasione per andare a vedere un patrimonio dell’Umanità? Noi ci abbiamo addirittura dormito dentro! Si tratta del monastero di Poblet, un monastero romanico straordinariamente ben conservato in provincia di Tarragona.In più abbiamo scoperto che il monastero faceva parte di un itinerario chiamato ruta del Cister (itinerario del cistercense) insieme ad altri due monasteri, quello di Santes Creus e quello di Vallbona de les Monges e abbiamo deciso di includerli nella nostra visita. Dulcis in fundi, prima di tornare a casa abbiamo passato un piacevole pomeriggio alla scoperta di Montblanc, un paesino circondato da splendide muraglie. Ma procediamo con ordine:

SABATO 03 novembre

Siamo partiti di mattino a buon ora per arrivare al Monastero di Santes Creus. Dato che avevamo deciso di percorrere delle strade senza pagamento del pedaggio autostradale (benedette impostazioni del gps, che ti fanno risparmiare soldi e tempo!) ci abbiamo messo in totale un’ora e quaranta minuti circa ad arrivare. Devo dire che è stata secondo me, se non si ha estrema fretta di arrivare, una buona scelta: più ci si avvicina al Monastero infatti più il paesaggio cambia e diventa una distesa di vigneti e ulivi che ci hanno accompagnato per tutto il viaggio. Sono belli particolarmente in questo periodo dato che siamo in autunno inoltrato: le foglie assumono vari colori tra il rosso, il giallo e il marrone.

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Una volta arrivati, abbiamo lasciato la macchina al primo parcheggio gratuito segnalato appena arrivati nel paesino, da lì si arriva al monastero percorrendo un sentiero di 5 minuti a piedi. Se arrivate in macchina in realtà potete proseguire fino al Monastero, dato che c’è un altro parcheggio gratuito proprio nelle sue dirette vicinanze. Se decidete anche voi di fare questo giro avete varie possibilità nel comprare i biglietti per i vari monasteri. Potete comprarli singolarmente oppure fare come noi, che abbiamo comprato il biglietto unico che vale come entrata per tutti i tre i monasteri: costa 12 euro e ha una validità di un anno. Ogni monastero ha organizzato le visite in maniera diversa: in quello di Santes Creus ci hanno consegnato un’ audioguida (disponibile anche in italiano) inclusa nel costo del biglietto con descrizioni dettagliate di tutti gli ambienti del monastero.

MONASTERO DI SANTES CREUS

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Si tratta di un’abbazia cistercense fondata nel 1160 da monaci provenienti dal monastero occitano della Gran Selva (vicino a Tolosa in Francia). La comunità cistercense incontrò nella riva del fiume Galà un luogo ideale per costruire un monastero, che sarebbe stato fino al 1835, il centro di uno dei domini monastici più estensi e influenti della corona di Aragona. Il monastero conobbe il suo massimo splendore nei secoli XIII e XIV grazie al favore della nobiltà e dei reali del tempo. I re Pietro il Grande e Giacomo II il giusto e sua moglie Bianca d’Anjou lo scelsero come proprio pantheon e ne furono attivi sostenitori e protettori. I loro resti riposano nella chiesa del Monastero in due monumenti funerari, considerati capolavori del primo gotico catalano: gli unici resti di re della corona di Aragona che sono arrivati intatti fino ai giorni nostri. I tre monasteri sono un magnifico esempio di un’architettura situata a metà strada tra il romanico e gli inizi del gotico. I due stili infatti sono particolarmente evidenti nel Claustro dei tre vari monasteri e anche in tanti piccoli particolari che ci permettono di distinguere senza ombra di dubbio la successione cronologica nella loro costruzione: dapprima lo stile romanico, spoglio, austero, pochissime decorazioni concesse, e poi con il passare degli anni si arriva al gotico, arzigogolato, le decorazioni sono ammesse, le vetrate della chiesa sono più articolate e così via.

La disposizione dei vari ambienti del monastero è fedele alla regola di San Benedetto come in poche altre abbazie della stessa regola: un sistema calcolato in base alle esigenze del clima, i corsi d’acqua e l’organizzazione della vita in comune, le preghiere e il lavoro. E’ l’unico monastero tra quelli della Ruta del Cister dove non ci sono monaci o monache al giorno d’oggi.

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La visita ci ha permesso di vedere i vari ambienti del monastero come il Claustro, l’antico Claustro, la prigione (che serviva sia all’abate per rinchiudere i monaci che non si attenevano alla regola sia ai monaci stessi per autopunirsi, sia per punire gli abitanti del villaggio in quanto era l’abate che decideva in materia di punizioni anche per quanto riguardava la cosiddetta popolazione civile), la cucina e la mensa, la sala capitolare, le antiche residenze dei monaci, la chiesa vera e propria. Prima di entrare all’interno della chiesa si passa per il cimitero: i monaci venivano seppelliti con le stesse vesti bianche che portavano durante la loro vita monastica e al posto delle lapidi con i loro nomi venivano piantate delle semplici croci.

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Nella chiesa, molto sobria e spoglia come si confaceva allo stile dell’epoca, le uniche decorazioni che si possono ammirare sono un retablo barocco del 1640 e soprattutto due tombe, situate una a destra e una a sinistra rispetto all’altare, di reali d’Aragona:

  • il re Pietro III d’Aragona e ai piedi del suo sepolcro si trova Ruggero di Lauria, un suo fedelissimo luogotenente che aveva espresso la volontà di essere sepolto vicino al proprio sovrano. La tomba del sovrano fu preparata e finanziata da suo figlio Giacomo II che quando era re in Sicilia era solito inviare del porfido fino al Monastero per poter preparare un sepolcro che fosse il più simile possibile a quello dei re Siciliani, suoi parenti, che aveva visto a Palermo. La parte inferiore della tomba è una vasca da bagno in porfido riutilizzata come tomba e la parte superiore è una costruzione con archi e colonne che sembra una piccola chiesa. Un grande baldacchino sovrasta tutto il resto. Fu proprio grazie al fatto di essere stato sepolto in una vasca da bagno di porfido che durante le guerre carliste del 1835 il suo sepolcro è stato uno dei pochi che non sono stati profanati.

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  • il sepolcro di Giacomo II (figlio di Pietro III) e di sua moglie Bianca d’Anjou. E’ un sepolcro di marmo bianco che rappresenta le due effigi dei due sposi, ai piedi di Bianca ci sono due cagnolini, simbolo di fedeltà e ai piedi del re un leone, simbolo di forza e coraggio. Non ebbero la stessa fortuna del re Pietro III: le loro tombe furono entrambe profanate!

INFO ORARI DI APERTURA:

  • Dal 1 ottobre al 31 maggio: dalle 10.00 alle 17.00 h (+30′)
  • Dal 1 giugno al 30 settembre: dalle 10.00 alle 18.30 h (+30′)

Dopo aver terminato la visita al Monastero abbiamo deciso di proseguire verso il monumento clou del viaggio: eravamo infatti diretti verso il Monastero del Poblet, l’unico dei tre che è stato proclamato Patrimonio dell’Umanità, e il bello è che siamo riusciti anche a pernottare al suo interno, un’esperienza da non perdere! Ci abbiamo messo circa 40 minuti a raggiungere il Monastero giusto in tempo per andare a mangiare un boccone prima di iniziare con la visita. Dato che non avevamo prenotato abbiamo iniziato a chiamare i vari ristoranti della zona ma, molto probabilmente a causa del ponte, erano tutti pieni. Ci si è avvicinato un tipo consigliandoci di andare a mangiare in un posto veramente vicino al Monastero e non avendo molte altre alternative abbiamo accettato. Il posto si chiama Masia Sagues, ma onestamente non me la sentirei di consigliarlo: il ristorante in sé è veramente carino e non abbiamo mangiato male ma poche altre volte in vita mia ho assistito a una disorganizzazione così totale nella gestione dei clienti, vi conviene magari prenotare in anticipo qualche altro posto lì vicino con buone recensioni.

MONASTERO DI POBLET

Dopo esserci rifocillati siamo andati a fare il check in della foresteria: la camera era spaziosa e silenziosissima, non c’era la TV perché si suppone che si vada lì per motivi di ritiro spirituale, noi ad esempio non ne abbiamo affatto sentito la mancanza. Abbiamo comprato il supplemento per la visita guidata (4 euro) e abbiamo aspettato fino alle 15, l’orario della nostra visita. Purtroppo le visite guidate sono solo in spagnolo o in catalano: c’è un’altra possibilitá per poter visitare il Monastero ed é quella senza visita guidata, l’unico aspetto negativo riguarda il fatto che bisogna seguirne il passo dato che è la guida che apre e chiude determinate stanze (ci sono ambienti del Monastero dove non si puó entrare dato che c’è una comunità monastica che vive lì di 28 monaci, ci ha detto la guida, il più giovane ha 37 anni e il più vecchio ne ha ben 96). Io vi consiglio comunque, se capite lo spagnolo, di seguire la visita guidata: ne vale veramente la pena! Per evitare di disturbare i monaci, la guida parlava attraverso un microfono e noi ascoltavamo tramite l’uso delle cuffie. Il primo ambiente che abbiamo visitato e’ quello della cantina dove i monaci facevano il vino: i grappoli venivano fatti passare attraverso le finestre e venivano immagazzinati qui, successivamente si passava in un secondo ambiente dove veniva preparato il vino e la curiosità è che nel terzo ambiente c’erano dei canali che correvano lungo le pareti dove veniva fatto scorrere il vino.

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Secondariamente abbiamo visitato il Claustro e la Sala Capitolare (presente anche negli altri monasteri): è chiamata così perché i monaci leggono qui ogni giorno un capitolo della regola monastica di San Benedetto. Ha la funzione anche di “sala riunioni” dove venivano e vengono prese tutt’oggi le decisioni importanti che riguardano il monastero e generalmente vi venivano seppelliti gli abati in passato (si possono ancora vedere le loro tombe incastonate nel pavimento). Dato che è un monastero abitato, abbiamo potuto solo intravedere il refettorio dove i monaci mangiano perché è ancora in uso ma abbiamo visitato l’antica cucina dove i monaci preparavano le pietanze. Pensate che ancora oggi consumano i loro pasti in religioso silenzio mentre uno di loro legge dei passi della Bibbia! Ci ha poi fatto vedere una stanza minuscola che a suo dire soprattutto in passato rappresentava una delle stanze piú importanti: era l’unica stanza dotata di un camino infatti e durante l’inverno veniva usata come riparo dai monaci più anziani o più deboli di salute: dovete immaginare che il resto dei monaci dormiva nei giacigli di paglia tutti nella stessa stanza ed esposti alle intemperie!

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La vera meraviglia però ci aspettava una volta entrati all’interno della chiesa: anche qui come a Santes Creus vennero seppelliti dei reali ma le loro tombe sono incastonate in due arcate, una a sinistra e una a destra rispetto all’altare, di modo che ci si può passare addirittura sotto. Purtroppo queste tombe vennero ampiamente saccheggiate e quello che possiamo vedere oggi è una ricostruzione integrando ciò che era rimasto con il restauro.Da una parte abbiamo il re Giacomo I, il re Pietro IV il Cerimonioso  con le sue tre mogli María, Leonor di Portogallo e Leonor di Sicilia (non si faceva mancare proprio niente!) e Fernando I con la sua sposa.Dall’altra Alfonso II il Casto, Giovanni I con le sue due mogli Matha e Violante e Giovanni II con la sua seconda sposa Giovanna. Il resto della chiesa è sullo stesso modello di Santes Creus: spoglia, cupa e austera.

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Mentre stavamo ascoltando la guida, un ragazzo faceva le prove suonando l’organo perchè di lì a poco sarebbero entrati i monaci per i vespri. I monaci alternano infatti 6 momenti di preghiera durante il giorno dalle laudi del mattino (si svegliano tutti i giorni alle 5 del mattino) ai vespri della sera (vanno a dormire tutti i giorni alle 21). Noi abbiamo assistito ai vespri e devo dire che pur non essendo religiosi, é qualcosa di magico che ti rilassa e ti fa stare in pace con te stesso e con il mondo, almeno fino a quando non ne svanisce l’effetto!

L’ultimo ambiente che abbiamo visitato è stato l’enorme dormitorio situato al primo piano rispetto alla chiesa: la guida ci ha detto che era uno dei più grandi al mondo.Da lì si può accedere a un camminamento che gira intorno al Chiostro e che permette di vedere il Chiostro dall’alto e allo stesso tempo di ammirare il ciborio e le varie torri che si sono succedute nel tempo: sono 4 in tutto e rappresentano i diversi stili usati all’interno del monastero, Romanico, Gotico, Medioevale e Ottocentesco. Infine il biglietto da il diritto di entrare nel museo del monastero: sono poche stanze piene di cimeli e reperti storici.

A coronamento di questa splendida giornata abbiamo deciso di mangiare nel ristorante della foresteria: questa volta ve lo consiglio decisamente, propongono un menù dal prezzo fisso (21 euro a testa quando siamo andati noi) dove puoi scegliere un primo, un secondo piatto e un dolce compreso di calice di vino e pane (sembra assurdo ma da quando siamo qui abbiamo trovato pochissimi ristoranti che ti offrono il pane a tavola) e satolli e soddisfatti siamo andati a dormire, aspettando con impazienza il giorno dopo per poter continuare il viaggio.

INFO ORARI DI APERTURA:

dal 13 ottobre al  15 marzo:

Dal lunedì al sabato  10.00 a 12.30 h – 15.00 a 17.25 h

Domenica e festivi : 10.30 a 12.25 h – 15 a 17.25 h

dal 16 marzo al 12 ottobre:

Dal lunedì al sabato 10.00 a 12.30 h – 15.00 a 17.55 h

Domenica e festivi : 10.30 a 12.25 h – 15.00 a 17.25 h

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