Anuradhapura, la città dei re

Eccoci arrivati finalmente a una delle tappe clou del viaggio: la visita della città di Anuradhapura, una delle città che furono culla della civiltà singalese e soprattutto uno dei poli del cosiddetto Triangolo Culturale, che si riferisce più o meno a una parte della zona centrale dell’isola piena di rovine di città antichissime, una più bella dell’altra: in questa parte del viaggio vi consiglio di non tagliare proprio niente ma di vedere tutte le attrattive principali (parliamo quindi di Anuradhapura, Mihintale, Sigiriya, Dambulla e Polonnaruwa). 

A metà strada tra l’hotel (situato nella parte nuova della città) e le rovine imperiali ci siamo fermati perchè un varano ci ha attraversato la strada, siamo scesi dal mitico van e abbiamo avuto il tempo di fargli qualche foto prima di rimetterci sulla strada: l’abbiamo preso come segnale di una giornata che iniziava e soprattutto prometteva bene, dove avremmo visto cose che difficilmente avremmo potuto vedere altrove e vissuto situazioni fuori dall’ordinario. 

Appena arrivati alla soglia del recinto della città storica, è venuto il turno di sganciare i soldi per entrare, e non utilizzo il verbo sganciare a sproposito, perchè abbiamo speso 25 dollari per entrare (all’incirca 22 euro) cosa che si sarebbe ripetuta per tutti gli altri monumenti del Triangolo Culturale, un salasso giustificato dalla bellezza dei luoghi visti. Tenete conto che i cosiddetti locals pagano molto meno per entrare, non so cosa ne pensate voi ma io la trovo una misura giusta (non credo che il nostro stipendio e il loro stipendio siano comparabili, o almeno quello della maggior parte delle persone).Ci sono due cose importanti che dovete sapere prima di avventurarvi a visitare le rovine: 

  • l’area dove sono situate le rovine è IMMENSA. E diciamo che girarle a piedi non è il modo migliore, il rischio è di macinare chilometri su chilometri e di mollare a metà perchè troppo stanchi (se in più è agosto e il sole è cocente come è successo a noi allora ve lo sconsiglio in assoluto). Noi avevamo Neel che ci portava in giro verso i punti più importanti e ci veniva a prendere per passare al punto successivo, altrimenti vi suggerisco di noleggiare delle biciclette (noi l’abbiamo fatto a Polonnaruwa) in modo da risparmiare tempo ed evitare di prendersi un’insolazione 😉 
  • Neel ha deciso di testa sua di procurarci una guida che ci raccontasse i fatti più importanti e ci aiutasse a capire la storia del luogo: la nostra guida era un vecchietto veramente buffo che non parlava nemmeno troppo bene inglese e ha ripetuto fino all’infinito che ad Anuradhapura in passato vivevano 5000 monaci buddhisti (tanto che ce ne ricordiamo ancora adesso a distanza di due anni!), alla fine della visita gli abbiamo lasciato un’offerta più per la sua simpatia che altro. Se avete una buona guida turistica comunque non è necessario (noi avevamo la Rough Guide della Feltrinelli, ora dirò una bestialità ma sono un pò contro la Lonely Planet…ecco l’ho detto! Non perchè sia fatta male ma più che altro perchè se c’è un posto consigliato dalla Lonely Planet ci puoi scommettere quello che vuoi che sarà pieno di turisti che l’hanno letto sulla guida e diventa un’esperienza completamente mainstream)

Ma perchè è così importante Anuradhapura? Perchè è stata per oltre mille anni la capitale dello Sri Lanka, dove abitavano re e regine oltre agli ormai famosissimi 5000 monaci buddhisti. Oggigiorno oltre ad essere un’attrazione turistica viene considerata come luogo sacro per il buddhismo e quindi i visitatori vengono anche e soprattutto per motivi religiosi. Le dagobe che abbiamo ammirato qui rivaleggiano per dimensione con le piramidi egizie: a confronto la dagoba che abbiamo visto a Colombo impallidisce!

Qui di seguito ho fatto una lista di tutto quello che è imprescindibile vedere avendo a disposizione mezza giornata: 

  • THUPARAMA: è la dagoba più antica di tutto lo Sri Lanka, di dimensioni molto modeste rispetto alle altre dagobe. Fu edificata da uno dei re singalesi (Devanampiya Tissa) dopo la sua conversione al buddhismo causata da una visita di Mahinda, uno dei figli del re indiano Ashoka. Il re voleva edificare un luogo di culto dove poter praticare la nuova religione e conservare una reliquia del Buddha: la sua clavicola destra. Venne poi successivamente restaurato nel VII secolo e venne trasformato in un vatadage (dimora circolare della reliquia): ecco perchè oggi possiamo vedere delle colonne che circondano la stupa, per la verità un pò traballanti e l’effetto scenico è piuttosto curioso. 

Thuparama 
particolare dello Sri Maha Bodhi 
  • SRI MAHA BODHI: ovvero il sacro fico delle pagode o albero della Bodhi. In questo caso si crede quest’albero sia arrivato in Sri Lanka tramite una principessa indiana che portò in regalo una talea appartenuta niente di meno che all’albero sotto il quale il Buddha ebbe l’illuminazione. Quello che si riesce a vedere ora è qualche ramo puntellato da protezioni in ferro, perchè l’albero è completamente circondato da una grossa cancellata in oro. Ciò nonostante, l’area che circonda l’albero è sempre piena di fedeli in adorazione. 
  • RUVANVALISAYA: detta anche Grande Stupa, anche se è solo la terza in termini di grandezza di tutta la città. Rispetto alle altre due grandi dagobe che abbiamo visitato è stata completamente ristrutturata e dipinta completamente di bianco, che quasi ci acceccava sotto il sole cocente di quell’ormai lontano giorno di agosto inoltrato. E’ stata edificata per celebrare la vittoria di un re singalese (Dutugemunu) contro uno dei suoi acerrimi nemici e si crede che vi siano conservate altre reliquie del Buddha. E’ alta 55 metri, un’altezza piuttosto considerevole, anche se purtroppo assai meno rispetto alla sua altezza originaria. La struttura sulla quale poggia la dagoba è interamente decorata con teste di elefanti, che simbolicamente ne sostengono il peso.
la dagoba di Ruvanvasilaya
  • LA DAGOBA DI JETAVANA:  è la Stupa più grande che troverete qui, ed è considerata tra l’altro la struttura più grande realizzata sulla terra costruita interamente di mattoni (e’ infatti formata da novanta milioni di mattoni). Originariamente era alta 200 metri, oggigiorno invece ne misura “solo” 70: dimensioni comunque veramente imponenti. Approfitto qui per raccontarvi la struttura delle dagobe: generalmente sono tutte cupole giganti che poggiano su una struttura quadrangolare e hanno alla loro base dei piccoli santuari collocati ai quattro punti cardinali che contengono al loro interno solitamente statue del Buddha o sue reliquie. 
  • REFETTORIO DI MAHAPALI: ci troviamo vicino alle rovine del Palazzo reale e qui si trova un enorme trogolo di pietra che veniva riempito continuamente di riso dai laici della città pare avrebbe nutrito non di meno di….si, avete proprio indovinato, 5000 monaci buddhisti! Qualsiasi monaco poteva trovare qui del cibo anche in momenti di carestia, segno della devozione degli abitanti nei confronti dei monaci buddhisti. In questa foto potete vedere la nostra guida con il trogolo. 
  • SAMADHI BUDDHA: (Buddha in meditazione) una statua del Buddha scolpita in roccia calcarea nel IV secolo d.C.  oggi racchiuso da una gabbia di cemento, che non si addice molto alla santità del luogo ma immagino che l’avranno collocato lì per cercare di proteggere la statua dagli agenti atmosferici che potrebbero danneggiarla. La statua faceva in realtà parte di un gruppo di quattro statue ma le restanti tre sono andate perdute (si possono tuttavia scorgere un paio di piedi di pietra mozzati accanto all’unica statua sopravvissuta). Una cosa importantissima che dovete sapere è che è considerato altamente disdicevole fare una foto di spalle al Buddha, una mancanza di rispetto nei confronti dei fedeli buddhisti di cui tenere assolutamente conto. 
La statua del Buddha con le offerte floreali dei fedeli ai suoi piedi 
  • KUTTAM POKUNA: (” Bagni gemelli”) vennero costruiti per permettere ai monaci di provvedere alla loro toeletta quotidiana. Sono due vasche (una più grande dell’altra a dire la verità) dove tramite degli ingegnosi sistemi di fori e collegamenti tra le due veniva fatta defluire l’acqua sporca mentre l’acqua pulita passava tramite varie vasche più piccole di pietra che fungevano da collegamento. 
Particolare di uno dei due bagni 
  • LE PIETRE LUNARI: le pietre lunari sono pietre scolpite in semicerchi concetrici che vengono solitamente collocate agli ingressi dei santuari per favorire la concetrazione dei fedeli. Rappresentano il viaggio spirituale dal samsara, la interminabile sequenza di morti e rinascite e reincarnazioni in varie forme di animali fino ad arrivare all’illuminazione, o meglio detto, al nirvana.
particolare di una pietra lunare 
  • DAGOBA di ABHAYAGIRIYA: apparteneva a uno dei tre grandi monasteri sorti all’interno della città e ha delle dimensioni solo leggermente inferiori a quella di Jetavana. E’ stata edificata per segnalare il punto in cui Buddha lasciò una propria impronta in uno dei tre viaggi che fece in Sri Lanka. Oggi misura all’incirca 70 metri ma in passato arrivava fino a 115 metri di altezza. E’ stata sottoposta a un lungo restauro e quando siamo andati noi, due anni fa, il pinnacolo era ancora puntellato da travi. 
la Stupa di Abhayagiriya

Alla fine abbiamo visitato anche il museo archeologico che è compreso nel prezzo dell’ingresso, ma non è molto interessante (potete saltarlo se volete). E’ stata una mattinata bella intensa ma la giornata aveva in serbo altre sorprese per noi: dopo un pranzo veloce ci siamo diretti verso Mihintale, situato a 12 km da  Anuradhapura, e considerato il luogo dove venne introdotto il Buddhismo nello Sri Lanka. 

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