Mihintale, la culla del buddhismo

Mihintale è considerato il punto d’inizio della religione buddhista in Sri Lanka: pare che sia avvenuto qui infatti l’incontro tra il re Devanampiya Tissa (che per intenderci governò dal 250 al 210 a.C.) e Mahinda, il figlio dell’imperatore indiano Ashoka. Mahinda riuscì a convincere il re e il seguito a convertirsi al buddhismo e da allora la religione principale in Sri Lanka è sempre stata quella buddhista (anche se non la unica: a parte la religione induista, presente in maggioranza tra la popolazione tamil, c’è anche una minoranza cattolica e musulmana). Lo stesso nome Mihintale pare che sia un’abbreviazione di Mahinda’s tale o Mahinda’s hill (il racconto o la collina di Mahinda). 

Siamo arrivati lì verso primo pomeriggio, proprio nel momento in cui il sole irradiava più calore possibile, o almeno a noi così è sembrato, e credetemi non è stata una passeggiata risalire i tantissimi scalini che portano alle rovine della città antica (tenete conto che ci sono all’incirca 1850 scalini da affrontare per vedere tutto il complesso, uomo avvisato mezzo salvato!). Le prime rovine che vedrete sono quelle di un antico monastero: quello di Medamaluwa, e anche queste rovine sono diventate rifugio per intere famiglie di scimmie (ne abbiamo viste di vari tipi: piú chiare come a Yapahuwa e piú scure come ad Anuradhapura). 

rovine del Monastero

Superato il monastero si arriva al punto cardine dell’intera città: nel punto esatto dove pare è avvenuto il famigerato incontro tra il sovrano e Mahinda sorge la dagoba di Ambashtala, una dagoba bianca, di dimensioni modeste rispetto a quelle viste ad Anuradhapura. 

dagoba di Ambashtala

Da lì si può decidere di proseguire verso la statua del Grande Buddha bianco percorrendo altri scalini, oppure andare verso la Roccia della meditazione (Aradhana Gala) oppure come abbiamo fatto noi salire al punto più alto di Mihintale, Et Vetera. Non so come abbiano fatto a convincermi a farlo dato che soffro di vertigini in maniera quasi esagerata: immaginate che il percorso è fatto di scalini scavati nella roccia senza nessun tipo di protezione e che si arriva in un incavo nella roccia sempre senza neanche una balaustra a protezione per evitare le cadute. Detto questo c’erano bambini che sfrecciavano su e giù per gli scalini come se non avessero mai fatto altro nella vita, quindi immagino che la mia esperienza sia stata pesantemente condizionata dalle mie vertigini e devo ammettere che da lassù il panorama era veramente spettacolare: si vedeva il Grande Buddha seduto e la Dagoba di Mahaseya in lontananza, la seconda Dagoba più importante di Mihintale. In ogni caso appena sono scesa giù e ho avuto i piedi ben saldi a terra mi sono subito sentita molto meglio!

la mia espressione dice tutto…che strizza xD

L’ultimo punto che abbiamo visitato è stato il Naga Pokuna, detto anche “Vasca del Serpente”, una vasca scavata nella roccia chiamata del serpente perché sormontata da una statua raffigurante un serpente a cinque teste. Con quel caldo atroce, ti veniva una voglia pazzesca di buttarti nell’acqua ma ci siamo accontentati di guardare e di ammirare anche il paesaggio che non era per niente male, anche se meno in alto rispetto a dove eravamo prima (io mi sentivo sicuramente meglio!)

il paesaggio circostante

Dopo tutto il caldo e la stanchezza accumulati per aver camminato per chilometri, mi sono dolcemente appisolata mentre Neel ci portava verso Dambulla, dove avremmo fatto tappa per la notte. Lì ci aspettavano i nostri amici Esha e Guido: abbiamo soggiornato al Grand Kalundawa Waterfront Resort, un hotel dotato di tutti i confort (ha addirittura una piscina e una casa sull’albero che da sul fiumicello circostante e dove è possibile fare colazione). La posizione non è centrale rispetto alla città, si trova in una vietta secondaria (questo vi assicura una tranquillità assoluta) ma se vi muovete in macchina non avrete problemi (potete anche muovervi con i tuk tuk per arrivare in centro). Giusto il tempo di rinfrescarci e siamo tornati verso il centro (non aspettatevi un gran chè: è una via principale piena di ristoranti tagliata a metá dalla strada che l’attraversa). Avevamo appuntamento con Ester e i suoi amici per mangiare tutti insieme al Benthota Bake House, uno di quei posti che piacciono a me: spartano (da fuori non gli daresti due lire) ma veramente buonissimo. Abbiamo mangiato di tutto e di più spendendo pochissimo: vedere per credere! Dopo la cena ci siamo salutati per bene: Ester e i suoi amici infatti avevano un itinerario diverso rispetto al nostro e non ci saremmo più incrociati durante il viaggio. Alla fine appena tornati in albergo siamo letteralmente crollati a letto e ci siamo addormentati in due minuti: ci aspettava il giorno dopo la visita di Sigiriya e Dambulla, altri due posti magici!

INFO MIHINTALE: ingresso 500 rupie 

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