Lady Madrid

Sono dell’opinione che tornare in un posto che hai visitato già in passato è ancora più bello. Quando visiti un posto per la prima volta infatti sei preso dalla frenesia (o almeno è quello che succede a me) di vedere i monumenti più importanti o i posti che BISOGNA vedere per forza, altrimenti è come se non ci fossi stato. Generalmente tutte le volte che vedo qualcosa di nuovo, macino chilometri su chilometri cercando di vedere il più possibile, perchè penso sempre: chissà se avrò mai l’occasione di tornare. In questo modo riesco a vedere tantissime cose ma a volte la visita diventa un pò frenetica (quando siamo andati in Giappone in viaggio di nozze camminavamo su 20/25 chilometri al giorno per dare un’idea)

Quando invece si ha l’occasione di tornare in un posto che abbiamo già visto in passato, la visita è molto più rilassata e abbiamo l’occasione di vedere meglio posti che magari in prima battuta non sembravano così interessanti ma che invece possono svelarci qualcosa in più della cittá o del posto in cui siamo. Il massimo è ovviamente quando conosci qualcuno del posto: cosa che mi succede spesso per fortuna (essere stata in Erasmus aiuta a conoscere persone in tutta Europa). Ero giá stata a Madrid 10 anni fa e ci sono tornata volentieri questo weekend: il caso ha voluto che la sede centrale del posto dove lavoro si trova a Madrid e che per la cena di Natale abbiano voluto invitare anche noi dipendenti delle sedi periferiche. Ci hanno offerto una notte in hotel e il treno per andare e tornare da Barcellona. Era un’occasione troppo ghiotta per non poterne approfittare: ho chiesto al mio capo se potevo rimanere una notte in più e prendere il treno di ritorno la domenica e Fran mi ha raggiunto il sabato mattina per passare il weekend insieme.

Il piano era il seguente: il sabato visitare il Monastero del Escorial, patrimonio dell’Umanità, insieme ad alcuni amici di Fran che vivono a Madrid, e poi la domenica passeggiare per la città prima di prendere il treno alle 19. In realtà fino all’ultimo non eravamo sicuri di andare al Escorial: vicino a Madrid infatti a distanza di un’ora in macchina, un’ora e mezza massimo, c’è solo l’imbarazzo della scelta in quanto a patrimoni dell’Umanità: Toledo, Segovia, Ávila a, Alcalá de Henares… non era purtroppo possibile visitarli tutti in un weekend!

Da Barcellona a Madrid in treno ci vogliono circa 3 ore per arrivare: dato che non avevo problemi di budget (pagava l’azienda) ho preso due biglietti AVE (linea ad alta velocità), all’andata ho impiegato per l’appunto tre ore (il treno si è fermato a Saragozza), al ritorno addirittura di meno, il treno diretto infatti impiega 2 ore e mezzo. Devo dire che i treni ad alta velocitá non sono molto economici, come prezzi li paragonerei ai nostri Frecciarossa, quindi se non volete spendere un’occhio della testa prenotate con anticipo o prendete l’aereo (molte volte è più conveniente).

Sono arrivata alla stazione di Atocha verso le 16 del pomeriggio e ho riscoperto il significato della parola freddo. A Barcellona per ora non ha mai fatto veramente freddo e ho paura di essermi abituata troppo male: tra poco torno a casa a Milano e rabbrividisco al pensiero! Per fortuna era una giornata soleggiata quindi dopo aver lasciato tutto in albergo mi sono diretta verso l’ufficio. Proprio di fronte all’hotel ho visto il parco del Buen Retiro, e a due passi sulla sinistra si trova la Porta di Alcalá, uno dei simboli della città.

Il parco del Buen Retiro è uno dei polmoni verdi della città e offre molto da vedere in tutte le stagioni: me lo ricordavo in un’estate di ormai tempo fa, ci aveva offerto riparo dal sole ed eravamo rimaste incantate dalla sua bellezza. Soprattutto dal suo laghetto artificiale dove avevamo noleggiato una barca a remi, e dal monumento ad Alfonso XII, re dal 1874 al 1885, che da il nome anche a una delle vie di accesso al parco. La Porta di Alcalá invece era una delle antiche porte di accesso alla cittá di Madrid, e il nome deriva proprio del fatto che si trova in direzione di Alcalá di Henares, un’altra cittá spagnola.

un particolare del parco

Mi sono quindi diretta verso il mio ufficio che è situato in calle Velázquez, nel quartiere chiamato Salamanca. Ho passato delle vie piene di negozi che non sfigurerebbero in via Montenapoleone a Milano per intenderci, e il quartiere è pieno di pijos, la parola spagnola per indicare persone facoltose (e snob). In effetti in tante cose Madrid mi ricorda un pò Milano, centri d’affari, con gente sempre incravattata (a Barcellona lo stile è molto più casual) dove il ritmo di vita è accelerato ma che sono comunque pieni di bellezze nascoste (e non).

Il giorno dopo ci siamo diretti verso il monastero dell’Escorial e siamo tornati a Madrid sul tardi, giusto il tempo per fare il check-in nel nuovo albergo (Ibis Budget Hotel Las Ventas, la seconda notte era infatti a mio carico e non volevo spendere eccessivamente) e mangiare in un ristorante asturiano nei dintorni dell’hotel dove servivano delle bottiglie di Sidro con un simpatico marchingegno a forma di omino per servire il sidro sempre con la giusta pressione.

l’abbiamo soprannominato Rodrigo 🙂

Appena ci siamo svegliati ecco la brutta sorpresa: la giornata si preannunciava uggiosa e piovosa. Che fare quando sei in giro tutto il giorno? Abbiamo deciso di visitare qualche museo nella speranza che il tempo migliorasse. Avevo già visto 10 anni fa tutti i tre musei più importanti della città:

  • MUSEO DEL PRADO: non aggiungerò niente a quello che è già stato detto sul Museo, risulterei ripetitiva. Sappiate solo che per gli studenti è gratis (incredibile ma vero) e che le ultime due ore l’entrata è gratis (dal lunedì al venerdì dalle 18 alle 20 e dal sabato alla domenica dalle 17 alle 19). Andate in anticipo se volete approfittarne perchè si formano sempre delle lunghe code all’ingresso. (costo del biglietto normale: 15 € . Per ulteriori informazioni: https://www.entradasprado.com/pradov2/individual/principalr.aspx )
  • MUSEO THYSSEN- BOURNEMISZA: il nome un pò particolare si riferisce a un imprenditore tedesco-ungherese che possedeva fonderie dell’acciaio. Era un autentico appassionato dell’arte e in seguito al matrimonio con una donna spagnola aprí un museo a suo nome che contiene dei quadri magnifici. In questo caso potete entrare gratis il lunedì da mezzogiorno alle 16. (costo del biglietto normale: 12 €. Per ulteriori informazioni: https://www.museothyssen.org/en/visit/fees )
  • MUSEO REINA SOFIA: il quadro Guernika di Picasso da solo vale il prezzo del biglietto. Ma ovviamente c’è molto più da vedere, in questo caso non sono riuscita a reperire informazioni sulla possibilità o meno di entrare gratuitamente, il costo del biglietto è di 10 € ( qui per ulteriori informazioni: https://www.museoreinasofia.es/visita)

Avevamo il problema di dove lasciare la valigia e abbiamo deciso di lasciarla in albergo, perchè pensavamo che in stazione non offrissero questo servizio in seguito all’attentato del 2004, e invece ci siamo resi conto dopo che il servizio esiste, pazienza sarà per la prossima volta! Alcuni amici di Fran ci avevano consigliato di andare a visitare il Museo Naval e ci siamo diretti quindi verso la fermata Ventas (a 10 minuti scarsi a piedi dall’hotel), abbiamo scattato qualche foto all’Arena di Ventas, dove si celebra ancora la Corrida (a Barcellona per fortuna è stato vietato e l’Arena che abbiamo vicino casa è stata trasformata in un centro commerciale!). Da lì abbiamo preso la linea rossa per arrivare fino alla fermata Banco de España. NB: da poco tempo il comune di Madrid presumibilmente per cercare di evitare sprechi di carta ha introdotto un biglietto elettronico ricaricabile per la Metro (non so se funziona anche per gli altri mezzi pubblici ma presumo di si). Il costo è all’incirca di 2 euro e rotti: noi ne abbiamo acquistato uno solo e l’abbiamo usato entrambi perchè non è nominale. In totale con anche il costo del buono di 10 biglietti abbiamo pagato 14,70 €

plaza de Toros de Madrid

Arrivare al Museo Navale dalla fermata è facilissimo: basta arrivare fino alla piazza di Cibeles, con la famosa fontana del carro trainato dai cavalli, dove si celebrano tutte le vittorie del Real Madrid, e dove si trova anche il Comune di Madrid e prendere Paseo del Prado, il viale dove tra gli altri si trova anche il Museo omonimo. Il Museo Navale si trova proprio all’inizio e ora le sale principali sono chiuse per ristrutturazione ma è possibile visitare un’esposizione temporanea sui rapporti tra Asia e Marina Spagnola. L’ingresso è su base volontaria, chiedono un’offerta di 3 euro ma si può anche decidere di non lasciare niente. Ora se ci pensate risulta un pò strano che con tutti i chilometri di costa che ci sono in Spagna abbiano scelto proprio Madrid come sede per il museo, ma c’è anche da dire che da una città che è lontanissima dal mare e dove il piatto principale è il bocadillo de calamares (panino con i calamari) uno si può aspettare proprio di tutto!

l’insegna del Museo Naval

Il museo venne aperto nel 1843 e per realizzare una collezione più completa possibile, venne chiesto a tutti i marinai spagnoli dispersi in giro per il mondo di inviare materiale che potesse aiutare a conoscere meglio i vari sistemi navali dei vari paesi (non bisogna dimenticare che la Spagna aveva colonie dappertutto, le Filippine in Asia e Cuba in America solo per citarne due tra le tante) . L’esposizione che abbiamo visto era centrata soprattutto sulle donazioni provenienti dalle Filippine, che però riguardavano anche molti altri paesi (Cina e Giappone in primis). La parte più bella si concentrava nell’ultima sala: vi sono esposte infatti due barche a grandezza naturale, varie galene e modellini di barche da tutto il mondo, tra cui uno anche italiano.

Ci siamo poi diretti verso il Comune di Madrid che si può visitare all’interno gratuitamente, ospita mostre temporanee e all’ottavo piano c’è anche una terrazza dalla quale è possibile vedere Madrid dall’alto (al costo di 3 euro). Noi non siamo saliti perché la giornata non era bella e quindi non ne valeva la pena, ma in giorno soleggiato merita sicuramente. Per fortuna aveva smesso di piovere e ci siamo diretti verso la Gran Vía, la via più centrale della città piena di negozi e catene di alberghi. Siamo arrivati fino a Piazza Callao e da lì abbiamo preso Calle Preciados per arrivare a uno dei punti principali di Madrid: Puerta de Sol. Se andate a Madrid a dicembre noterete che ci sono file dappertutto in corrispondenza soprattutto dei negozi che vendono biglietti della lotteria di Natale: vicino a Puerta de Sol si trova uno dei negozi più famosi (si chiama Doña Manolita) pare che sia il negozio infatti dove più biglietti vincenti sono stati venduti e la gente arriva a fare code di quattro ore per comprare un biglietto (pazzia!). Nella piazza c’è molto da vedere: innanzitutto il Palazzo della Comunità Autonoma di Madrid, con il famoso orologio che è diventato un simbolo per tutti gli spagnoli: nella notte del 31 dicembre infatti risuonano da qui i 12 rintocchi detti campanadas durante i quali si mangiano 12 acini d’uva (uno per ogni rintocco), simbolo di buon augurio per l’anno che inizia. Qui trovate il monumento simbolo della città: l’Orsa con l’albero di Corbezzolo, e c’è anche il punto di inizio di tutte le strade spagnole, il km 0. In più se alzate la testa vedrete un’insegna molto famosa del Tio Pepe, famosissimo sherry spagnolo prodotto a Jerez de la Frontera.

palazzo del Comune e fontana di Cibeles

Abbiamo incontrato lì una coppia di amici di Fran che ci hanno portato a fare un tour gastronomico tra vari bar di Madrid: la prima fermata è stata vicinissimo alla Puerta del Sol in una via laterale: siamo andati a Casa Labra, dove abbiamo assaggiato delle crocchette di baccalà e del baccalà fritto deliziosi con dei prezzi veramente economici. E’ un ristorante storico di Madrid e in più proprio qui è stato fondato il PSOE, partito socialista operaio spagnolo nel 1879.C’è sempre fila quindi armatevi di pazienza, ma per fortuna è molto scorrevole. La seconda fermata è stata in piazza Tirso de Molina, alla Taberna Tirso de Molina.Il posto è veramente scenografico con le vetrate colorate e le pareti di pietra, vale la pena venire qui anche solo per respirare un’atmosfera di altri tempi. Ci siamo poi avvicinati al Restaurante Casa Alberto, un posto magnifico pieno di foto e di ricordi della Madrid dei tempi d’oro che si trova nel Barrio de las Letras, quartiere letterario, chiamato così per la concentrazione insolita di poeti e letterati che hanno vissuto qui. In questo caso vi invito a stare a testa in giù e cercare le varie citazioni di poesie e/o testi letterati che riempiono le strade di questo quartiere. Si era fatto ormai tardi e siamo tornati in albergo a riprendere le valigie, giusto il tempo per fare un giro all’interno della stazione, che ospita al suo interno un giardino tropicale (mi ricordo che ai tempi c’era anche un laghetto con le tartarughine, mi hanno detto che l’hanno tolto ora) e poi abbiamo preso il treno di ritorno. Esattamente come dieci anni fa, Madrid mi ha stupito positivamente e ci tornerò sempre volentieri!

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