La Sagrada Familia

Non si può venire a Barcellona senza visitare la Sagrada Familia. O almeno così ho pensato subito dopo averla visitata. Sono venuta a Barcellona quando avevo 19 anni per il viaggio della maturità insieme ad un’amica ma eravamo talmente squattrinate che non abbiamo visitato nessuno dei monumenti di Gaudí a Barcellona (a parte il Park Güell che probabilmente era il più economico di tutti), ci eravamo infatti limitate a gironzolare nei dintorni della cattedrale ammirandola da fuori. Sono passati un bel pò di anni e per fortuna le finanze sono un pò aumentate (anche se non esageratamente purtroppo) e quest’anno sono riuscita finalmente a visitarla. Ci sono varie tipologie di biglietti: noi abbiamo optato per l’ingresso semplice che costa ben 15 euro, ma ci sono biglietti che includono anche le audioguide, la visita guidata e la visita alle torri (è quello più caro di tutti- 29 euro). A voi la scelta, probabilmente ritornandoci spenderei qualcosina in più per vedere le torri e/o seguire una guida ma come primo impatto è stato più che sufficiente così.

Ovviamente la prima cosa che subito salta all’occhio e che contraddistingue la basilica è il fatto che non è finita: non tutto l’interno (e l’esterno) della chiesa è visitabile per via dei lavori e abbiamo visto vari operai che lavoravano mentre procedevamo nella visita. Questo per via di vari fattori: il più importante riguarda il fatto che Gaudí ha vincolato l’avanzamento dei lavori alle donazioni fatte dai fedeli alla chiesa per cui procede tutto estremamente a rilento, in piú é andato perduto il progetto originale della chiesa perciò quello che vediamo è il risultato di un lavoro di confronto e ricerca da parte degli architetti che si sono succeduti dopo Gaudí per cercare di far assomigliare il più possibile le parti completate prima della sua morte con il resto. Le facciate esterne che sono state completate sono veramente diverse tra di loro: quella della Natività, è più antica ed è l’unica che è stata completata quando Gaudí era ancora vivo mentre la facciata della Passione risale al 1956 ed è molto piú squadrata/geometrica, devo dire che non mi ha impressionato tanto come quella della Natività. La seconda cosa che colpisce è senza dubbio la pazzia/genialità di Gaudí, il suo stile può piacere o meno (a me personalmente affascina tantissimo) ma è pressoché impossibile rimanere indifferenti davanti alla genialità del creatore della Sagrada Familia (e di tanti altri tesori qui a Barcellona ma non solo). La storia della Sagrada Familia inizia alla fine dell’Ottocento, relativamente tardi quindi, e pensate che all’inizio l’incarico era stato affidato ad un altro architetto, possiamo solo ringraziare il cielo che non è andata così, perché sicuramente si sarebbe trattato di qualcosa molto piú vicino ai canoni tradizionali dell’idea di chiesa che abbiamo e sicuramente molto meno interessante. La posa della prima pietra avvenne nel 1882 e giusto un anno dopo a Gaudí venne affidato l’incarico del tempio.Nel 1889 venne completata la cripta dove viene celebrata ancora oggi messa tutti i giorni e dove venne sepolto Gaudí. Nel 1925 venne terminato il primo campanario, sfortunatamente peró un anno dopo Gaudí morí a seguito di un incidente tranviario, giacque a terra agonizzante per molto tempo ma venne scambiato per un barbone e quindi nessuno si curó di lui. Al funerale parteciparono invece tantissimi barcellonesi in segno di ringraziamento per tutte le opere che aveva creato durante la sua vita. Vari architetti hanno assunto il comando dei lavori dopo la morte di Gaudí e sono state quindi completate la facciata della passione, la navata principale e nel 2016 la prima sagrestia. Si prevede il completamento delle torri centrali nel 2022 e il 2026 é l’anno designato come fine dei lavori. Sará vero?Ai posteri l’ardua sentenza. Sarebbe bello però poterlo vedere finito un giorno e non credo sia un caso che abbiano scelto come data presunta di fine lavori il 2026, dato che sará il centesimo anniversario della morte di Gaudí.

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La visita inizia quindi dalla facciata della Natività, che nelle parole del proprio Gaudí doveva esprimere la gioia e il piacere della vita. Tutte le decorazioni esaltano la creazione divina e sono un richiamo alla fratellanza di tutti gli uomini sulla terra. Disgraziatamente, l’architetto ha potuto vedere solo uno dei quattro campanari finito prima di morire. I tre portali sono dedicati alla virtù teologali- la carità, la fede e la speranza- personalizzate in ognuna delle figure di Gesù Cristo, Maria e Giuseppe, rispettivamente. Il portale centrale è dedicato alla carità (l’amore) rappresentato da Gesù Cristo, il portale di destra alla fede (Maria) e il portale di sinistra alla speranza (Giuseppe). La facciata è talmente piena di particolari che non si sa bene neanche dove iniziare a guardare. Vi sono raffigurate varie scene della vita di Gesù (Immacolata Concezione, Presentazione di Gesù nel tempio tra le altre) e c’è l’albero della vita, che simboleggia il trionfo della vita e dell’eredità di Gesù.

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Una volta entrati, si rimane veramente a bocca aperta davanti a quello che si vede. La chiesa è relativamente spoglia (nel senso che non vi sono tutte quelle decorazioni che siamo abituati a vedere nelle nostre chiese) ma in compenso le colonne che simboleggiano gli alberi sono veramente impressionanti e la cosa a mio parere più bella di tutte riguarda i giochi di luce che si creano con la luce che entra dalle vetrate della chiesa. Sicuramente rende molto di più all’ora del tramonto o durante l’estate quando il sole è più forte ma devo dire che anche così non era per niente male.

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Ci si aggira tra le colonne della chiesa sentendosi veramente piccoli di fronte all’altezza e la grandezza del tempio, la sensazione però non è quella di essere schiacciati ma al contrario si prova un senso di pace e di tranquillità (se si ignora il fatto che siamo circondati da una miriade di altri turisti come noi). Uscendo dall’altra parte ammiriamo la facciata della Passione, dedicata agli ultimi giorni di vita di Cristo. Nelle intenzioni di Gaudí doveva essere molto più spoglia e austera e la sensazione che ti lascia è proprio quella. Anche in questo caso ci sono tre portali dedicati alla Fede, la Speranza e la Carità. Vi sono anche varie sculture che raffigurano scene come l’Ultima Cena, il tradimento di Giuda, il processo di Gesù e altre ancora. Una curiosità:  su un lato della facciata sono rappresentati vari numeri in ordine sparso all’interno di un quadrato e non riuscivo a capire cosa volessero dire. Ho letto poi che quei numeri in realtà erano disposti in modo che la loro somma in qualunque direzione desse come risultato 33, gli anni di Cristo quando morì.

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Continuando con la visita si arriva a una delle due sagrestie dove vengono mostrati alcuni oggetti che aveva progettato Gaudí per le funzioni religiose. Era talmente devoto e talmente innovatore che voleva imprimere il suo stile non solo nell’architettura della chiesa ma anche nei più piccoli particolari. Alla fine si entra invece nel museo dedicato alla Sagrada Familia, dove vengono mostrati i fatti più salienti che riguardano la costruzione della chiesa (ad esempio non sapevo che la chiesa fosse stata consacrata nel 2000 da Papa Benedetto XVI ed elevata al rango di Basilica Minore). Si può gettare un’occhio anche all’interno della cripta e vedere la tomba di Gaudí. C’è anche una ricostruzione dello studio dell’architetto; negli ultimi mesi della sua vita per seguire da vicino il progetto, infatti, si era trasferito all’interno del suo studio che era collocato nelle vicinanze della chiesa. Vengono mostrati anche i modelli di gesso che Gaudí realizzava con una tecnica particolare: sceglieva una persona o un animale, ne realizzava il  modello in gesso e in seguito lo riproduceva ampliato per effettuare le correzioni necessarie prima di elaborare la versione definitiva in pietra. Per ultimo è possibile dare un’occhiata anche al laboratorio dove vengono realizzati i modelli di gesso ancora tutt’oggi dagli architetti che si occupano di continuare e ultimare il lavoro. Uscendo e girando intorno alla Sagrada Familia si nota l’ultima facciata, quella della Gloria, che deve ancora essere costruita, e che diventerà l’ingresso principale. Nel progetto originale è prevista una scalinata di ingresso monumentale che presuppone l’abbattimento delle case adiacenti a carrer Mallorca, pare infatti che gli attuali proprietari di quelle case erano consapevoli di questo rischio quando hanno comprato la casa, chissà, forse speravano che la chiesa non venisse mai completata!

L’ultima cosa che possiamo notare prima di concludere definitivamente la nostra visita di questa meravigliosa opera sono le torri con i relativi pinnacoli. Ogni torre è dedicata a qualche personaggio biblico: i 12 apostoli, i 4 evangelisti, a Gesù e alla Vergine Maria. Per ora sono state realizzate solo in parte, mancano infatti quelle centrali, il risultato finale sarà veramente impressionante. Le torri che sono state realizzate sono tutte sormontate da un pinnacolo che risalta per il colore dei suoi mosaici di vetro veneziano policromo e per le forme geometriche che Gaudí applica ( sfera, ottagono, cubo e piramide triangolare) . I pinnacoli della torre hanno al loro interno dei simboli che rappresentano i vescovi: la mitra, la croce, la pastorale e l’anello. Mi ripropongo quindi di tornarci nel 2026 per vedere l’opera terminata, ne riparliamo tra 8 anni quindi!

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INFO: 

Da novembre a febbraio 

dalle 09.00 h alle 18.00 h

Marzo

dalle 09.00 h alle 19.00 h

Da aprile a settembre

dalle 09.00 h alle 20.00 h

Ottobre

dalle 09.00 h alle  19.00 h

25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio 

dalle 09.00 h alle 14.00 h

Vi consiglio comunque di comprare i biglietti sul sito prima di andare lì perché rischiate di non entrare a causa dell’affluenza sempre molto alta (specialmente durante il weekend).

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