Le grotte di Dambulla

Se dovessi indicare ipoteticamente il migliore tra i vari monumenti visitati all’interno del Triangolo Culturale, non avrei dubbi: per me Dambulla è stata una vera rivelazione. Si tratta di cinque grotte completamente affrescate, una più bella dell’altra: entrare all’interno di queste grotte è come entrare all’interno di un sogno, è toccare con mano la spiritualità di questi luoghi e lasciarsi rapire dagli affreschi sui muri e dalle statue di pietra che ricoprono alcune di queste grotte.

E dire che la presentazione non è delle migliori: appena si arriva all’ingresso del monumento un’enorme e pacchiano (a mio parere) Buddha dorato troneggia sopra il tempio omonimo. Non ha niente a che vedere con il resto del monumento ed è un pessimo biglietto da visita, ma per fortuna una volta che si arriva in cima alla roccia che ospita le grotte, la vista viene rinfrancata sia dalla vista circostante (nei giorni tersi si riesce a scorgere addirittura anche Sigiriya che dista 20 km o più) sia, e soprattutto, grazie alle grotte vere e proprie.

il tempio d’oro

Ma come mai queste grotte sono completamente affrescate e hanno assunto la funzione di templi votivi? Per rispondere a questa domanda dobbiamo tornare molto lontano nel tempo: nel primo secolo avanti Cristo il re Vattagamini Abhaya  dovette fuggire a gambe levate in seguito a un’invasione tamil. Trovò rifugio in queste grotte dove rimase per 14 anni prima di riuscire a contrattaccare e riprendersi il trono. Per mostrare la sua gratutidine fece costruire dei templi all’interno delle grotte che lo avevano nascosto per tutto quel tempo. Le grotte vennero in seguito abbellite anche da altri sovrani e verso il diciasettesimo secolo restaurati: molti degli affreschi che vediamo oggi risalgono al 1600 anche se è abbastanza difficile da stabilire dato che l’usanza era quella di dipingere sopra dipinti già esistenti, rendendo pressochè impossibile stabilire con certezza l’arco temporale esatto.

i monaci buddhisti

Superate le scalinate che portano al vero e proprio ingresso delle grotte, si passa un arco bianco ed ecco la prima sorpresa che abbiamo trovato: un gruppo di monaci buddhisti in preghiera, che conferiva al luogo un aspetto ancora più mistico. Abbiamo visitato le cinque grotte in ordine, anche se la guida suggeriva di vederle al contrario per partire da quella più semplice e arrivare a quella più grandiosa alla fine. Appena entrati nella grotta 1, (Devaraja Viharaya-Tempio del signore degli dei) ecco la seconda sorpresa: lo spazio è quasi interamente ricoperto da un buddha dormiente, lungo 14 metri. Gli afreschi all’interno della grotta sono purtroppo in un cattivo stato di conservazione ma danno un’idea di quanto dovessero essere grandiosi a suo tempo.

il buddha gigante della prima grotta

La grotta 2 (Maharaja Vihara-Tempio dei grandi re) è senza dubbio la più impressionante di tutte, sia per grandezza, sia per stato di conservazione degli affreschi e delle statue presenti. Si chiamata tempio dei grandi re, in onore alle statue del re Vattagamini Abhaya e del re Nissankamalla. Rimarrete attoniti davanti alla magnificenza della grotta, ve l’assicuro!

seconda grotta…quanta bellezza!

La terza grotta ( Maha Alut Viharaya- Grande tempio nuovo) contiene al suo interno 50 statue di buddha in varie pose: seduto, in meditazione o dormiente oltre a vari affreschi. Viene chiamata grande tempio nuovo perchè la sua costruzione risale interamente al diciasettesimo secolo.

il buddha dormiente della terza grotta

La quarta grotta (Paccima Viharaya-tempio occidentale) e la quinta (Devana Alut Viharaya- secondo tempio nuovo) sono più piccole e meno spettacolari rispetto alle altre tre ma meritano comunque una visita. Tra le varie grotte è stato costruito un passaggio completamente ricoperto che permette di godere un pò della penombra e di fuggire al caldo soffocante (dalla mia fronte imperlata di sudore si può riuscire a capire il caldo esagerato che faceva quel giorno!)

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