Tempo fa mentre stavo cercando su Google alcuni dati sull’Unesco mi sono imbattuta in questo articolo del Guardian che potete leggere qui (il testo è in inglese) dove viene analizzato criticamente cosa succede una volta che un determinato luogo viene dichiarato patrimonio dell’Umanità. Il taglio dell’articolo è ovviamente fortemente critico, tanto da arrivare a chiamare l’impatto ottenuto dalla nomina come Unescocidio (termine coniato da Marco d’Eramo, giornalista italiano: qui potete leggere un breve abstract del suo articolo sull’argomento). Mi sembrava interessante approfondire la questione su questo blog, che già dal nome fa capire quanto io sia invece a favore del ruolo che l’Unesco svolge a favore della protezione e tutela del paesaggio e dei monumenti storici.

UNESCO: Un pò di storia

Ma prima di addentrarci nella questione, vorrei fare solo qualche breve accenno a com’è nata quest’organizzazione mondiale e quali sono i suoi scopi fondamentali. L’acronimo UNESCO sta per Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, per la scienza e per la cultura. Da quanto si può leggere sul sito l’obiettivo fondamentale è quello di “costruire la pace nella mente degli uomini e delle donne”. Già durante la seconda guerra mondiale i ministri dei governi alleati si erano riuniti per decidere come si sarebbe impartita l’educazione una volta finita la seconda guerra mondiale, con lo scopo di evitare lo scoppio di ulteriori guerre mondiali. Durante quella riunione vennero gettate le basi dell’organizzazione odierna, che si dedica a promuovere la cooperazione internazionale in materia di educazione, scienza e cultura. Per quello che riguarda più da vicino il tema principale del blog, l’organizzazione protegge e preserva un’area pari a 10 milioni di chilometri quadrati, una superficie pari alla Cina. Per dare alcune cifre ci sono attualmente 1121 beni protetti divisi tra patrimoni naturali e culturali, senza contare la recente introduzione nel 2003 del concetto di patrimonio culturale immateriale, un modo per salvaguardare le tradizioni dei popoli (ad. esempio la pizza napoletana).

Ho personalmente trovato sempre meravigliosa l’idea che ci si adoperi per salvaguardare un bene comune per l’umanità intera, che ci siano luoghi protetti dove la cultura possa essere preservata e tramandata alle generazioni future. Per questo motivo sono diventata un’appassionata sostenitrice dell’Unesco e il mio sogno da quando ero piccolina sarebbe quello di riuscire a visitare tutti i patrimoni dell’umanità dispersi in tutto il mondo (cosa abbastanza impossibile dato che ogni anno aumentano, ma mai dire mai).

Purtroppo però, come sempre, una cosa sono le idee in astratto, e un’altra è la loro realizzazione pratica. Molte volte quello che succede dopo la nomina a patrimonio dell’umanità è che orde di turisti si riversano nel luogo prescelto deturpando il paesaggio circostante e cambiandolo per sempre (ovviamente in senso negativo). Personalmente credo che sia qualcosa che abbia più a che vedere con le problematiche connesse con il turismo di massa che non con l’UNESCO in sè, ed infatti possiamo pensare ad esempi di posti che non sono patrimonio dell’Umanità ma che, essendo posti altamente turistici, condividono la stessa fortuna/sfortuna di essere toccati dal turismo di massa.

Attualmente ogni anno viene stilata una lista di patrimoni dell’Umanità considerati in pericolo, per svariate ragioni: per rischio di speculazione edilizia, per guerra in corso (come nel caso della Siria) o anche per troppo turismo (Venezia non è iscritta nella lista, ma l’organizzazione ha fatto più volte sentire la sua voce per cercare di limitare l’impatto che il turismo sta avendo sulle sorti delle città). Normalmente viene lanciato un avvertimento a cercare di ovviare il problema se si vuole mantenere il posto all’interno della lista, e se non si fa niente per rimediare alla situazione, il riconoscimento viene tolto.

Patrimoni dell’Umanità in giro per il mondo: immagine di Pixabay

Grazie ai fondi donati dagli stati membri sono stati restaurati tanti beni in tutto il mondo (in Sri Lanka abbiamo visto con i nostri occhi come venivano restaurati i templi di Anuradhapura) e ogni estate si può partecipare come volontari in uno qualsiasi dei vari campi di volontariato sparsi lungo i cinque continenti per aiutare la manutenzione di uno dei 1121 beni protetti.

Non tutti i beni godono poi della stessa fama: Parigi o Venezia (che molto probabilmente sarebbero famose a prescindere) non possono essere comparate con il Palmeral di Elche in Spagna o il centro storico di Berat e Gjirokastra in Albania, solo per fare alcuni esempi. Quindi penso che il problema sia più da ricercarsi nel nostro comportamento come turisti/viaggiatori consapevoli in qualsiasi posto ci troviamo che come responsabilità diretta dell’UNESCO.

Continuerò quindi a sostenere, nel bene o nel male, quest’organizzazione che ha fatto tanto per la tutela e la protezione del mondo così come lo conosciamo ora. Voi cosa ne pensate?