taj mahal and the four minarets
UNESCO E DINTORNI

I problemi dell’UNESCO: cause e possibili soluzioni

Credo che a tutti sia chiaro il focus del mio blog. Sono sostenitrice del programma UNESCO da quando ne ho memoria. Il mio più grande desiderio sarebbe quello di poter visitare tutti i patrimoni dell’umanità del mondo.

E questo, ci tengo a ribadire, non per poter barrare una casella su una check list ma perchè credo fermamente nel valore straordinario che rende questi patrimoni unici.

Nonostante questa doverosa premessa, non sono cieca e sorda. Purtroppo le varie lodi al programma Unesco si intrecciano anche alle (sempre più) numerose critiche. Ne avevo già parlato brevemente nell’articolo diventare patrimonio Unesco: privilegio o maledizione? ma volevo approfondire ulteriormente la questione in quest’articolo.

Heritage in Peril / Il patrimonio in pericolo

patrimonio umanità- problemi dell'unesco
Photo by Omar Zetina on Pexels.com

Ho letto recentemente Heritage in Peril: a critique of UNESCO’s World Heritage Program (patrimonio in pericolo: critica del programma di patrimoni dell’umanità dell’UNESCO), un interessantissimo saggio di Elizabeth Betsy Keough della Washington University School of Law. Vi ho lasciato il link se volete approfondire, anche se il saggio è in inglese.

Vorrei però riassumere qui a grandi linee i problemi e le conclusioni che sottolinea questo saggio. E’ solo attraverso il dialogo e le critiche costruttive che si può migliorare e questo dovrebbe essere l’obiettivo di ogni programma che ha a cuore il bene dell’umanità.

I principali problemi dell’UNESCO

old building exteriors reflecting in city river
Photo by Maria Orlova on Pexels.com

Elizabeth Betsy Keough individua 7 principali problemi del programma che vi elenco a continuazione.

PRIMO PROBLEMA: I sette membri del comitato del patrimonio mondiale hanno un controllo totale su quale stato e/o progetto riceverà i fondi dell’UNESCO. Non c’è nessuna indicazione che obblighi il comitato a bilanciare i fondi tra i vari stati membri. Alcuni stati potrebbero non ricevere niente, altri troppo. Si verifica dunque un accentramento di potere in pochissime mani.

SECONDO PROBLEMA: La maggior parte degli Stati è interessata a sottoporre siti per entrare a far parte della lista del patrimonio dell’Umanità, non perchè abbiano veramente un valore universale eccezionale ma perchè mirano a ricevere i fondi economici dell’UNESCO.

TERZO PROBLEMA: La definizione di valore universale eccezionale è così vaga e generica da poter includere pressochè qualsiasi sito che venga proposto al comitato.

QUARTO PROBLEMA: Una volta che un sito viene nominato patrimonio dell’Umanità, viene raramente sottoposto alla punizione più grave prevista dal comitato: l’eliminazione della lista. Nella storia della convenzione per la protezione dei patrimoni dell’umanità questo fatto è successo solo 3 volte:

  • Nel 2007 l’Arabian Oryx Sanctuary in Oman, a causa della scoperta di petrolio e gas nell’area
  • Nel 2009 la Valle dell’Elba a Dresda in Germania, a causa della costruzione di un ponte
  • Nel 2021 Il porto di Liverpool nel Regno Unito, a causa delle politiche di sviluppo della città

La stessa lista dei patrimoni dell’umanità in pericolo è stata usata spesso dal comitato per ragioni ideologiche, svuotandola in qualche modo di significato. Un’esempio significativo è Dresda, che è stata eliminata dalla lista dei patrimoni UNESCO nonostante ci fossero dei patrimoni molto più deteriorati.

QUINTO PROBLEMA: Chi controlla che i fondi dell’UNESCO vengano correttamente usati dagli stati membri? Nè il comitato nè l’UNESCO hanno alcun potere reale nel monitoraggio dei fondi elargiti!

SESTO PROBLEMA: Il fondo stesso dei patrimoni dell’umanità rappresenta un grosso problema. E’ proibito ricevere donazioni di qualsiasi tipo da parte di enti e/o organizzazioni politiche ma non c’è nessun divieto per enti con sfondi ideologici e/o finanziari di dubbia provenienza.

La contabilità e la burocrazia per effettuare le donazioni è molto farraginosa e questo frena tantissimi potenziali benefattori dal donare.

SETTIMO PROBLEMA: Molto spesso gli interessi di uno stato membro entrano in conflitto con quelli di un’altro paese rendendo il processo di identificare e proteggere siti di valore tortuoso e pieno di insidie.

Il nazionalismo culturale è un problema nel momento in cui ogni stato membro considera i propri siti più meritevoli rispetto a quelli di un’altro. E’ un meccanismo che funziona anche contro l’UNESCO stessa se si permette di criticare uno dei paesi membri.

ALCUNI ESEMPI ILLUSTRATIVI

Il saggio procede parlandoci di alcuni esempi di patrimoni dell’umanità molto conosciuti. Questa parte è particolarmente interessante perchè ci fa capire più a fondo con alcuni esempi reali i problemi che l’autrice ha illustrato precedentemente.

I BUDDHA BAMIYAN (AFGHANISTAN)

immagine tratta da https://www.dw.com/en/20-years-since-bamiyan-buddha-statues-destruction-by-taliban/g-56840351

I Buddha Bamiyan fanno parte della lista dei patrimoni dell’umanità dal 2003 (e, ovviamente, della lista dei patrimoni dell’umanità in pericolo). Pochi sanno però qual’è stata la vera storia dietro questa nomination. Nel 1983 l’Afghanistan aveva già proposto che i Buddha Bamiyan entrassero a far parte della lista dei patrimoni dell’umanità ma i paesi membri del comitato di allora rifiutarono questa candidatura.

E’ tristemente noto a tutti che 18 anni dopo, quando i talebani arrivarono al potere, la maggior parte dei Buddha giganti vennero distrutti. Quasi per “magia” due anni dopo questi avvenimenti, i Buddha Bamiyan diventarono patrimonio dell’umanità.

Cos’era cambiato nel frattempo? E’ possibile quindi scartare una candidatura e poi riproporla successivamente? I Buddha Bamiyan si sarebbero potuti salvare fossero stati nominati patrimonio dell’umanità nel 1983? Ormai è tardi per tornare indietro!

ANGKOR WAT (CAMBOGIA), MACHU PICCHU (PERU’) E ISOLE GALAPAGOS (ECUADOR)

angkor wat- problemi dell'unesco
Photo by James Wheeler on Pexels.com

Arriviamo qui a un punto dolente purtroppo comune a moltissimi patrimoni dell’Umanità (o per lo meno ai più famosi): il turismo di massa che danneggia i monumenti e/o spazi naturali protetti.

L’esplosione urbana senza controllo delle città vicine a Angkor Wat o il turismo incontrollato di Machu Picchu con rischi reali di deforestazione, terremoti e incendi. Nel 2007 le isole Galápagos sono entrate nella lista di patrimoni in pericolo perchè un’ondata senza precedenti di turismo di massa aveva introdotto nell’isola specie invasive come gatti e capre che minacciavano le specie già presenti sull’isola.

E’ veramente questo l’obiettivo dei patrimoni dell’umanità? I siti iscritti nella lista ne entrano a far parte senza che si verifichi se siano realmente preparati o meno per ricevere le orde di turisti che arriveranno.

AMSTERDAM, REGNO UNITO E LA VALLE DELL’ELBA: RICATTI POLITICI, ECONOMICI E IDEOLOGICI

amsterdam in un weekend

Se un paese membro si imbarca in attività che vengono disapprovate dai membri del comitato centrale, riceve spesso la minaccia di togliere lo status di patrimonio dell’umanità a qualche suo sito (es. la Valle dell’Elba in Germania o Liverpool in Regno Unito) oppure di non approvare altri suoi siti candidati (es. Amsterdam nei Paesi Bassi, ci sono voluti tantissimi anni per includerla nella lista per interessi politici dei vari paesi membri).

L’ESEMPIO DEL GIAPPONE: LA MINA D’ARGENTO IWAMI GINZAN

lanterna giapponese

Secondo l’autrice del saggio, questo patrimonio dell’umanità non soddisfa nessuno dei criteri stabiliti per poter entrare nella lista, eppure è riuscito a essere eletto lo stesso grazie a un’intensa campagna di lobbying da parte dell’ente del turismo Giapponese.

La maggior parte dei giapponesi non conosceva neanche la sua esistenza prima che venisse nominato! Non ci si può permettere che posti così entrino a far parte della lista prestigiosa dei patrimoni dell’umanità, gli interessi personali e dei singoli paesi non devono poter prevalere sul resto dell’umanità.

POSSIBILI RISPOSTE AI PROBLEMI DELL’UNESCO

L’autrice del saggio individua alcune possibili soluzioni per fermare il declino di questa prestigiosa istituzione e riuscire a invertire la rotta. Vediamole insieme più in dettaglio:

  • CAMBIO NEL SISTEMA DI NOMINA DEI SITI: Non dovrebbe più essere permesso ai singoli stati membri di decidere le proprie candidature. Gruppi indipendenti di archeologi, antropologi ecologisti e altri sarebbero gli incaricati di trovare siti da candidare.

  • INTRODUZIONE DI STRUMENTI EFFICACI PER SPINGERE I GOVERNI ALL’AZIONE: Bisogna studiare meccanismi che producano un cambiamento reale quando i singoli paesi membri non rispettano le premesse base di conservazione dei patrimoni UNESCO. Ad esempio: togliere i fondi già stanziati, lanciare campagne a livello mondiale per i siti in pericolo per negligenza o turismo di massa o invocare sanzioni internazionali.

  • RICERCHE ESAUSTIVE PER ASSICURARE A UN SITO STABILITA’: Prima che un sito diventi patrimonio dell’umanità bisogna assicurarsi che sia preparato per ricevere un flusso ininterrotto di turisti e che questo non rovini il sito stesso o i suoi dintorni.

  • FARE NETWORK CON ALTRE ASSOCIAZIONI CHE SI OCCUPANO DI BENI CULTURALI: L’eccessiva burocrazia e la mancanza di trasparenza fanno sì che molti donatori e/o associazioni che potrebbero fare networking con l’UNESCO non siano interessati.

  • SUPERVISIONE ATTIVA: l’UNESCO dovrebbe riuscire a tenere sotto controllo la situazione economica, naturale e politica dei vari paesi membri per poter combattere eventuali problemi prima che diventino troppo grandi da superare.

CONCLUSIONI PERSONALI

Ho voluto riportare sul blog alcuni stralci più importanti di questo saggio perchè ritengo importante parlare anche dei problemi dell’UNESCO. E’ solo attraverso un miglioramento costante dei meccanismi che portano alle nomination, alle faide interne e agli interessi personali dei vari stati che uno strumento così bello e così potente come la convenzione per la conservazione dei patrimoni dell’umanità può effettivamente donare al resto dell’umanità patrimoni dal valore inestimabile da visitare e preservare per le future generazioni.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi, vi aspetto nei commenti!

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18 commenti

  1. Molto interessante questo articolo. Si sente sempre parlare dei siti patrimonio dell’Unesco ma mai dei problemi dovuti alla nomina. Effettivamente il problema del turismo di massa è un grosso problema. A Machu Picchu, solo in questi ultimi anni, hanno aggiunto un sacco di regole per evitare di danneggiare ulteriormente il meraviglioso sito archeologico.

    1. Martina Curra dice:

      si ho sentito anche io questa cosa su Machu Picchu e mi fa veramente piacere!

  2. I problemi dei siti UNESCO sono annosi e difficili da risolvere, per non parlare di quelli che vengono costantemente minacciati da interessi economici… É dura conciliare il tutto ma perdere una certificazione UNESCO è davvero vergognoso a mio avviso. Senza trascurare il turismo di massa, dannoso allo stesso modo, dovrebbero contingentare o andare su prenotazione per evitare che i siti vengano danneggiati ma sarebbe un provvedimento impopolare ai più.

    1. Martina Curra dice:

      sono molto d’accordo con te! Un esempio di sito unesco che funziona a mio parere? La Alhambra di Granada dove gli ingressi sono limitati appunto per fornire a tutti la stessa bella esperienza. Mi sa che ci scriverò un articolo su 😉

  3. Marina dice:

    Grazie per aver spiegato come stanno le cose per chi non è molto addentro alla questione. Purtroppo le ragioni politiche ed economiche hanno sempre un gran peso in tutte le cose, compresa la scelta dei siti Unesco, non si scappa, ma di certo un maggior controllo sui siti sarebbe auspicabile, sennò diventa solo un’etichetta e basta.

    1. Martina Curra dice:

      Esattamente! L’intento è lodevole ma i risultati non molto incoraggianti. Molto è stato fatto ma molto resta ancora da fare!

  4. Molto interessante il tuo articolo. Devo dire che pensavo ci fossero delle nomination non meritate ma non credevo fosse un mondo così tanto “corrotto’ spero che con il tempo le cose migliorino.

    1. Martina Curra dice:

      Lo spero anche io! L’idea di fondo è veramente molto buona, la messa in pratica lascia un pò a desiderare!

  5. Complimenti, bellissimo articolo, altamente informativo. Secondo me i problemi più gravi sono due :il primo è il potere eccessivo lasciato nelle mani di solo 7 persone che devono decidere quali sono i posti che devono diventare Patrimonio Unesco; l’altro è la mancanza di controllo sulla gestione dei fondi da parte degli stati che li ricevono.

    1. Martina Curra dice:

      Sono d’accordo con te! Ci tenevo molto a fare questo articolo perché si parla dell’UNESCO sempre in termini positivi quando invece i problemi ci sono, eccome se ci sono!Parlarne mi sembra la soluzione migliore per essere informati e compiere delle scelte consapevoli 🙂

  6. Concordo in pieno con le tue considerazioni. Mi è capitato spesso di pensare a come sia possibile rendere più sostenibile il turismo di massa nei luoghi Patrimonio UNESCO e a quanto grande sia la responsabilità della gestione dei fondi. Questo articolo è un ottimo spunto di riflessione.

    1. Martina Curra dice:

      Grazie mille per il commento! Io credo che una soluzione potrebbe essere prevedere la capienza massima di ogni sito e rispettare assolutamente i posti disponibili, come ad esempio si fa all’Alhambra!

  7. Articolo molto interessante. C’è anche un altro punto che solleverei all’attenzione, e ha a che fare con i singoli stati: la candidatura di un sito a patrimonio UNESCO è sempre di più, prima di tutto, una leva di consenso politica: il Patrimonio UNESCO è presentato come un mero fatto di prestigio e come tale passa nell’opinione pubblica. Per questo andrebbe rivisto il sistema di selezione delle candidature. Altro tema che mi sembra molto importante è quello che giustamente poni della sostenibilità dei luoghi inevitabilmente connessa col turismo di massa che molti siti UNESCO attirano (oltre all’eclatante caso di Macchu Picchu ti potrei citare il centro storico di Firenze). Indubbiamente essere Patrimonio UNESCO dà una certa visibilità, ma fino a che punto tale visibilità è un valore positivo?

    1. Martina Curra dice:

      sono contenta che ti sia piaciuto! Il mio intento era proprio quello di fungere da spunto di riflessione: cosa andrebbe migliorato e perchè? Grazie per aver aggiunto degli utili stimoli per approfondire la questione!

  8. Libera dice:

    Purtroppo la questione è tutt’altro che semplice ed ho letto con molto interesse i punti da te espressi anche perché io stessa spesso mi domando cosa ci sia dietro la gestione dei fondi e anche come vengono gestite le liste dei beni. Interessante approfondimento

    1. Martina Curra dice:

      Purtroppo come dice il famoso detto “non è tutto oro quel che luccica!”…è bene essere il più possibile informati!

  9. viaggiacorrisogna dice:

    Non conoscevo molte delle informazioni che citi, però in effetti spesso ci sono interessi più economici più che ti tutela del patrimonio in sè, e questo è davvero triste.

    1. Martina Curra dice:

      si, diciamo che vanifica tutti gli aspetti positivi dell’associazione! Speriamo che in futuro la situazione migliori!

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